E Checco Zalone come lo traduciamo?

Riusciamo a immaginare il nostro Checco Zalone doppiato con un particolare accento inglese? Probabilmente no! Se si decidesse di doppiare Quo vado? in inglese la sfida sarebbe alquanto ardua: si dovrebbe tenere conto di elementi specifici della cultura italiana e l’accento del protagonista, così come l’ironia scaturita dalle sue battute che rivelano tutta la sua ignoranza quanto a lingua italiana. Altrettanto ardua sarebbe l’impresa di doppiare Benvenuti al Sud, in cui la comicità sta tutta nella contrapposizione tra gli stereotipi socio-culturali e linguistici del Nord, di cui Claudio Bisio è il rappresentante, e quelli del Sud, incarnati dal napoletano Alessandro Siani. Di fronte a una sfida tale, c’è chi potrebbe arrendersi e affermare che una traduzione è impossibile.

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Se guardiamo la versione italiana de I Simpson con occhio (e orecchio) attentoci rendiamo conto che probabilmente la traduzione dei dialoghi ha affrontato le stesse difficoltà di cui stavamo parlando. Avete notato che molti personaggi si esprimono con l’accento dei vari dialetti italiani? Il commissario Clancy Winchester parla con accento napoletano, il giardiniere Willie ha un accento sardo e fa continui riferimenti alla realtà isolana, l’autista Otto chiama i suoi amici “Uè, funghetto!” alla milanese e così via. Eppure tutti noi sappiamo che la sitcom è statunitense e che i personaggi appena citati sono uno irlandese, uno scozzese e l’altro di Springfield.

In casi come quelli appena citati il traduttore si trova di fronte a due scelte possibili: lascio al mio pubblico la sensazione che quest’opera sia nata in un’altra lingua e all’interno di un’altra cultura o cerco ogni strategia possibile per darle un tono locale e far dimenticare che si tratta di un prodotto straniero? Sono due tendenze conosciute in ambito traduttologico come addomesticamento e straniamento, rispettivamente. Andiamo ora a vedere quali sono gli ambiti della traduzione in cui è più frequente trovarsi di fronte a questo bivio e i motivi che influenzano la scelta di una delle due strategie.

Quali sono gli ambiti che presentano più sfide?

Senza dubbio, gli ambiti che costituiscono difficoltà di adattamento maggiori sono quelli che includono elementi legati al contesto in cui è nata un’opera, come quello audiovisivo, letterario, turistico e gastronomico. In questi casi la traduzione deve tenere conto delle diversità culturali, delle diverse preconoscenze del pubblico di partenza rispetto a quello di arrivo, dei diversi stereotipi (quali accenti inglesi suscitano nei britannici gli stessi effetti che suscitano in noi ad esempio il napoletano, il siciliano, il milanese o il veneto? Meglio ricorrere all’accento corrispondente o doppiare Bisio in un inglese parlato “all’italiana”?).

Anche la letteratura vive del  suo contesto culturale, storico e geografico. Pensiamo ad aprire I promessi sposi tradotto in inglese con questa frase “Quel ramo del fiume Tamigi, che volge a mezzogiorno”. Tutto il sapore locale dell’opera andrebbe perduto, insieme al contesto storico e culturale dell’Italia del ‘600, colpita dalla peste e dai tumulti politici. Alla fine non sarebbe neanche più il caso di parlare de I promessi sposi.

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I temi per eccellenza che non possono prescindere dal paese e dalla lingua a cui fanno riferimento sono quelli del turismo e della gastronomia. Poiché sono spesso utilizzati in testi argomentativi che hanno lo scopo di richiamare l’attenzione del lettore, è molto importante dare loro un forte tocco straniante, esotico, che persuada il lettore a recarsi nel paese in questione e ad assaggiare tutti i suoi prodotti gastronomici locali. Ecco perché si evita di proporre traduzioni forzate di paella, tortilla, tapas, pizza, pasta, Schnitzel o Gulasch.

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Perché ricorrere all’addomesticamento e perché ricorrere allo straniamento?

b_06-14-09indian0830La strategia addomesticante determina un adattamento del prodotto straniero in funzione di un nuovo pubblico: i riferimenti culturali originali vengono sostituiti con riferimenti più familiari, così come gli elementi linguistici, tra cui accenti, dialetti, titoli, interiezioni, esclamazioni, ecc. Un traduttore che decida di addomesticare il prodotto originale vuole suscitare nel suo pubblico le stesse sensazioni suscitate dall’opera originale nel pubblico per cui è stata creata. Questo tipo di strategia si adatta più alle opere letterarie rispetto che ai film, dove l’immagine (attori, panorama, gestualità) ne tradisce comunque la provenienza. Ad ogni modo, è un’ottima strategia da seguire quando le due culture, quella di partenza e quella di arrivo, sono molto distanti tra loro e non hanno punti in comune. Immaginiamo ad esempio di leggere la versione italiana di un libro indiano: se vi trovassimo titoli, interiezioni e riferimenti a tradizioni spiegate con i termini originali, ma a noi del tutto sconosciuti, probabilmente finiremmo per chiudere il libro, confusi da troppe nuove informazioni.

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La strategia straniante, al contrario, tende a inserire nella traduzione elementi del prodotto originale per dare la netta sensazione di un prodotto straniero, non locale. Ecco che i dialoghi di film o libri sul tema del nazismo doppiati o tradotti sono ricchi di heil mein Führer, Kapo e Reich. Il traduttore può decidere di dare un tocco esotico al suo testo per vari motivi: innanzitutto per far vivere al suo pubblico le stesse sensazioni provate quando ha visto o letto il prodotto di partenza, ma anche a fini formativi, per far conoscere meglio una cultura e una lingua straniera, per rinfrescare la memoria a chi ha studiato quella lingua ma non la parla più da anni, e infine per arricchire la lingua di arrivo con nuove parole e nuove forme che potrebbero essere lentamente accettate e inglobate nel vocabolario dei parlanti.

Tradurre un’opera rappresenta sempre una sfida e richiede conoscenze profonde, oltre che delle lingue, anche delle culture coinvolte nel processo traduttivo. Le opinioni sulle due strategie di cui abbiamo parlato sono infinite e controverse: c’è chi ritiene l’addomesticamento una “violenza etnocentrica” e c’è chi dà particolare valore a una traduzione che risulti fluida e naturale. Certo è che riuscire a far funzionare un film o un libro che giocano con la lingua o legate al contesto in una nuova versione è un’impresa ardua ma divertente. E voi, avete qualche idea per tradurre Checco?

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