Intraducibilità? Da “Hodor” a “Ciucciati il calzino”

È sempre possibile una buona traduzione? Le traduzioni rendono giustizia all’originale o vi sono casi in cui il testo di partenza viene snaturato dalla traduzione? Da sempre si discute molto sulla questione dell’intraducibilità e le posizioni sono varie e spesso contrastanti.

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Mentre in paesi come il Portogallo, la Turchia o del nord Europa,  l’abitudine è di vedere tutto in versione originale con i sottotitoli nella lingua locale, in Italia la norma è vedere qualsiasi prodotto audiovisivo in versione doppiata. Spesso non ci si rende nemmeno conto che quello è il risultato di un lungo e impegnativo processo di traduzione. Tuttavia, negli ultimi anni si è sviluppata la tendenza, soprattutto tra i più giovani, di guardare film e serie televisive in lingua originale. Di conseguenza, questa nuova generazione si rivela abbastanza critica nei confronti dei doppiaggi delle loro serie preferite. Affezionati alle voci e alle espressioni naturali dei personaggi, sembrano non apprezzare la versione doppiata per i presunti limiti che la traduzione comporterebbe, secondo loro.

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In effetti, l’ambito audiovisivo è quello che rappresenta maggiori difficoltà di traduzione, poiché in questo caso, oltre al piano linguistico, con eventuali giochi di parole che non hanno il suo esatto corrispondente in altre lingue, entrano in gioco la cultura locale, le immagini con tutti i loro riferimenti all’ambientazione, il labiale, i gesti degli attori, ecc. Com’è evidente, a volte è impossibile una traduzione letterale e si devono adattare i contenuti al nuovo pubblico.

Bisogna ammettere che la traduzione ha i suoi limiti e a volte comporta delle inevitabili perdite di alcuni riferimenti e sfumature presenti nell’originale. Prendiamo ad esempio il famosissimo caso di “Hodor”, nome originato dalla continua ripetizione della frase “hold the door” nella famosa serie televisiva statunitense Game of Thrones, conosciuta in Italia come Trono di Spade. L’incubo per eccellenza per traduttori e adattatori dialoghisti della serie nelle varie lingue, poiché l’origine del nome si è scoperta solo dopo ben sei stagioni.

Guarda di seguito la scena originale e la versione tradotta in italiano. Per maggiori informazioni riguardo alla traduzione di Hodor, leggi questo post.

D’altra parte, dobbiamo sottolineare che in alcuni casi la traduzione può addirittura migliorare il testo di partenza o generare espressioni molto apprezzate che entrano poi nella lingua di arrivo. L’esempio ce lo offrono I Simpson. Nell’originale, Bart pronuncia la sua tipica frase Eat my shorts per rivolgersi con aria da saputello ad un altro personaggio e per farlo togliere dai piedi. Poiché la traduzione letterale “mangiati i miei pantaloncini” non avrebbe riscosso successo per ovvie ragioni, in italiano l’espressione è stata tradotta con “Ciucciati il calzino”. In spagnolo, la soluzione è stata forse ancora più geniale, optando per “Multiplícate por cero, ovvero “moltiplicati per zero”, quindi “sparisci”.

E tu cosa ne pensi? La traduzione è possibile, seppur con i suoi limiti, o sei un acerrimo sostenitore dell’intraducibilità?

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